mercoledì 21 dicembre 2011

COSA SONO E COME MISURARE IL SUCCESSO DEI CODICI QR



I codici QR sono  un’evoluzione dei codici a barre, capaci di contenere una  quantità di dati maggiore (wikipedia).Quello che a noi interessa  è che possono contenere, tra le mille informazioni, link ad una pagina web.
Se sull'utilità a livello industriale non c’è dubbio – sono stati inventati da Toyota per la gestione della produzione -  il loro ingresso nella nostra quotidianità è stato guidato in modo inizialmente futile dal viral marketing ma in poco tempo i codici QR sono diventati un elemento integrante di tutte le campagne di comunicazione. Oggi sono tante le riviste cartacee, i cataloghi e le pubblicità outdoor che riportano il codice QR, in modo da veicolare traffico a pagine online, video su Youtube o ancora alla pagina Facebook del brand.

In poche parole, con il codice QR il mondo offline e quello online sono più vicini.


Uso moralista del codice QR ;-)
Ma il loro utilizzo non deve essere visto a solo appannaggio delle grandi campagne, anzi il codice QR è uno strumento molto popolare, costa poco e se utilizzato con parsimonia ha ottime rese.

Ci sono tanti ambiti e tante attività in cui un piccolo negoziante potrebbe utilizzare con successo i codici QR, ad esempio nelle etichette dei capi di abbigliamento per dare accesso ad una promozione speciale sull'acquisto ripetuto, spingere la vendita differita dell’estensione di garanzia di un elettrodomestico o se ve la sentite di osare di più potreste mettere un prodotto particolare in negozio acquistabile solamente da smartphone, con il QR Code.

Spazio alla fantasia individuale con questo strumento semplice ed economico.

COME SI LEGGE UN CODICE QR?

E’ facilissimo, sull’App store del vostro smartphone troverete una marea di applicazione per leggere i codici QR.  Io su Android uso QR Droid, velocissimo e con tante funzionalità di condivisione.


NON SOLO CREARE, MA ANCHE TRACCIARE QUANTO TRAFFICO ARRIVA DAI CODICI QR

Se sinora abbiamo visto cosa sono e come si leggono, vediamo come creare i codici QR con dei link e come misurare il loro successo nelle nostre campagne di marketing.

Lo strumento ci viene fornito, ancora una volta, dal più monopolista dei monopolisti.
Google URL Shortener consente di accorciare gli indirizzi interminabili, ma soprattutto genera delle URL brevi univoce, pertanto possiamo avere tante mini-url con la stessa pagina di destinazione. Quindi sapremo esattamente il traffico che arriverà dal codice QR usato nei volantino o dal codice che avete messo dietro i vostri biglietti da visita.

Dopo aver fatto il login con un account Gmail, cliccando su dettagli viene mostrato automaticamente il codice QR generato.

La URL lunga diventa breve e univoca e cliccando su dettagli viene mostrato il codice QR

Non solo:  abbiamo a disposizione le statistiche di traffico alla pagina, nazione di origine della visita, browser e piattaforma.


Abbiamo a colpo d'occhio le statistiche del traffico generato dalla URL breve


Al momento non mi sembra che ci sia il modo per integrare questi dati con Google Analitycs, il che è un peccato per il tracciamento di una campagna.


Come ho scritto qualche riga sopra, una cosa è certa: la linea che segna il confine tra online e offline è sempre più sottile!

martedì 20 dicembre 2011

AUMENTARE LE CONVERSIONI DEL CARRELLO


La fase di pagamento è universalmente etichettata come la meno sexy di quelle che un utente vive in uno shop online.

Il che poi è esattamente quello che succede in qualsiasi negozio , a meno che un cliente non sia un folle, la parte in cui deve cacciare i soldi è sempre quella meno simpatica.

Se in un negozio reale si tratta solo di tirare fuori i soldi, in un e-commerce si aggiunge la paura di dover inserire i dati della propria carta di credito. Il gestore del sito poi spesso ci mette del suo, rendendo il pagamento ancora più ostico: una delle pratiche più diffuse è quella di costringere l’utente a registrarsi.

La volete smettere con questa stupidaggine?

Quando vai alla Rinascente, ti chiedono tutti i tuoi dati personali, incluso il codice fiscale?
No. E allora perché online devi  complicare le cose, inutilmente?

Riduci al minimo i dati richiesti, in fin dei conti ti servirà solo il nome del destinatari e l’indirizzo di spedizione, ma se il cliente paga con PayPal questi dati te li può passare direttamente il sistema di pagamento.

Questa funzionalità è usata pochissimo perché richiede un po’ di integrazione tecnica ma è veramente il cecchino delle vendite.  In pratica l’utente sceglie cosa acquistare, inserisce email e password PayPal e i dati per la spedizione sono automaticamente quelli associati al conto PayPal. Se poi il cliente vuole ricevere la merce ad un indirizzo diverso, come spesso accade, può modificare i dati senza problemi.

Come se non bastasse, completato il pagamento si può invitare il nostro nuovo cliente a registrarsi al sito utilizzando i dati presenti sul conto PayPal.

In pratica oltre a gestire la transazione PayPal consente di aumentare il tasso di registrazione e semplificare la vita sia del cliente che del negoziante.


mercoledì 23 novembre 2011

QUANDO CON GROUPON TI FAI MALE


Oggi tramite Linkedin sono arrivato a questo post (leggi originale) pubblicato su Business Insider che ho trovato interessante adattare affinchè funga da monito:

Un'impresa londinese ha recentemente sperimentato la peggior esperienza che Groupon può offrire ad una piccola azienda, rimettendoci migliaia di sterline.

La proprietaria del forno Need a Cake , Rachel Brown decide di offrire su Groupon i suoi cupcake con uno sconto del 75%, portando così il costo per una dozzina di dolci da $40 a $10.

Groupon, se non stai attento, ti fai male!
A quanto pare, la gente ama i cupcake a buon prezzo , perché è stata assalita da una schiera di clienti in piena frenesia da cupcake. 8.500 persone hanno acquistato il deal e i suoi 8 dipendenti hanno dovuto preparare 102.000 cupcake per soddisfare gli ordini.

La Brown ha perso  $3 per ciascuna confezione, in quanto ha dovuto assumere 25 lavoratori per far fronte al carico di lavoro supplementare, e alla fine la perdita è stata di $20.000 che per una piccolo impresa è una cifra enorme.
Ha fatto fuori così i suoi profitti di un anno, riporta il Daily Mail.

“Senza dubbio questa è stata la mia peggior decisione di sempre, nel capo degli affari” ha detto alla BBC. “Ci sono piovuti migliaia di ordini, in un modo che non ci saremmo aspettati, anche un’azienda più grande avrebbe avuto difficoltà a gestirli”.

Questa è solo l’ultima delle storie horror che legano le piccole imprese e Groupon. Un altro episodio si era verificato a settembre, quando un cafè di Portland ha perso $8.000 in seguito ad una promozione su Groupon.  In questo caso si era scomodato addirittura il fondatore e CEO di Groupon Andrew Mason con una lettera al negoziante.

Tutto questi  ci riporta alla sempre presente domanda circa il sito di offerte: Groupon è una schifezza per le piccome imprese?

Beh, sembra che la maggior parte delle piccole aziende odi Groupon, ben il 70%, se possiamo credere a quanto rivela il recente sondaggio di  iContact.

Se per la Brown ed il suo panificio questa esperienza può esserle costata $20.000, come valutare però la visibilità e pubblicità che ne ha ricavato per il suo negozio? Parecchia, no?  Ok, ma forse non ne valeva il costo sostenuto.

Le piccolo imprese come il fornaio vivono delle relazioni con i loro clienti locali, non da folle di sconosciuti che si fanno vivi per un pasto gratis.

Conquistare nuovi clienti è una grande cosa, ma in questo caso il fornaio ha premiato i clienti sbagliati.
Questi 8.500 che sono accorsi grazie a Groupon probabilmente non torneranno per acquistare gli stessi cupcake al quadruplo del prezzo offerto nel deal.

Solo quelli che sono clienti da tempo (nel caso della Brown la sua attività opera da 25 anni) dovrebbero essere premiati. Loro sono quelli che torneranno.

NOTA: Tutti i diritti del post originale sono di Business Insider.

GUADAGNARE SUL LAVORO DEGLI ALTRI


C'è una pratica particolarmente diffusa online, in particolare dalle grandi testate giornalistiche che trovo particolarmente sgradevole. Si tratta di prendere video fatti da altri, magari pubblicati su Youtube o altri siti e ripubblicarli sul proprio sito. Nemmeno in modalità incorporato di Youtube, proprio preso e caricato sulla propria piattaforme.

Cosa vuoi di più dalla vita se non guadagnare a scrocco?
Mettendoci però una bella pubblicità prima.

Repubblica è maestra in questo, non so se celandosi dietro ad un diritto di cronaca o quale sia il cavillo che consenta questa operazione, ma tant'è che come nel caso di oggi, Repubblica guadagna grazie al lavoro della RAI. 


Sarebbe interessante sapere quante visualizzazioni generano in totale  tutti questi video presi da altre fonti e calcolare i ricavi del portale. Sono sicuro che verrebbe fuori un dato interessante sul quale chi ha lavorato per realizzare il contenuto avrebbe qualcosa da ridire.

APRIRE UN E-COMMERCE SE HAI GIA’ UN’ATTIVITA’ CONSOLIDATA

L’elemento primario di valutazione del successo di un sito e-commerce è il tasso di conversione, dato dal numero di visite uniche diviso il numero di transazioni completate
In base al tipo di prodotto venduto, mercato di riferimento e canale utilizzato, questo valore è ritenuto accettabile quando maggiore di 1.5%.  Questo dato varia in modo rilevante in base al canale utilizzato.

Le due principali motivazioni d’acquisto online sono il prezzo più basso e la disponibilità immediata.

Stando quanto sopra risulta quindi che i due elementi che guidano il successo di un impresa online sono la quantità di traffico qualificato che visita il sito, la facilità di navigazione offerta in tutte le fasi che il visitatore sperimenta ed il catalogo prodotti.

Per le principali industy esistono delle best practise, frutto di oltre 15 anni di e-commerce nel mondo che consentono quindi di far tesoro delle esperienze altrui, sfruttando gli elementi chieve del successo.


FAR CRESCERE IL TRAFFICO QUALIFICATO

La quantità e qualità dei visitatori del sito è una delle chiavi di successo dell’attività. Si deve andare quindi ad agire, semplificando il concetto su:

·         Adwords: è uno degli strumenti pubblicitari di Google che consente di essere visibili nei risultati di ricerca in maniera priviliegiata, definendo in base a quali parole chiave, quali aree geografiche e a quali costi massimi. L’investimento viene gestito autonomamente e la misura del ROI è puntuale ed efficace.

·         Retargeting: è una tecnica che consente di mostrare dei banner pubblicitari solamente agli utenti che hanno visitato il sito e che non hanno converito. Pertanto se un visitatore dopo aver guardato un prodotto abbandona il sito, saremo in grado di far si che per un determinato periodo di tempo veda dei nostri banner su siti terzi (es Corriere ecc). In questo modo si va a comunicare in modo preciso e puntuale con un utente che ha evidentemente manifestato in precedenza interesse per l’azienda. Anche qui i costi sono sostenuti solamente quando l’utente fa clic sul banner.
Sicuramente si dovrà  proporre un’offerta commerciale dedicata per questi utenti.

·         Affiliation: pubblicità su siti terzi, si paga l’editore in base al venduto che ci procura. Più forte è il marchio più è facile trovare editori disponibili a sposare questo modello di business. Vi sono in particolare due società che gestiscono il network degli editori in Italia. Pertanto la relazione commerciale sarà tra il cliente e le due società che gestiscono il network.

·         Facebook  - Pubblicità: Facebook consente di pianificare investimenti pubblicitari in modalità PPC ovvvero si paga solamente quando un utente clicca sulla creatività. Lo strumento consente di segmentare il bacino d’utenza con una granularità molto profonda. Si sarà così in grado di andare a comunicare un messaggio ad un target molto preciso e definito, massimizzando l’investimento.

·         Comparatori di prezzi:  consentono di pubblicare i propri prodotti e confrontarli con gli altri del mercato in base ad una dinamica prezzo/descrizione. La pubblicazione è oggi particolamente facilitata dall’esistenza di moduli che si integrano con il proprio software di gestione dell’e-commerce. Si noti che Google Shopping è al momento,  gratuito.